ARTICOLO DI LA STAMPA
Lo scrittore: «Grazie ai religiosi incontrati qui negli anni, io e mia moglie ci siamo decisi a battezzare nostra figlia»
Nicola Lagioia: “Spin Time mi fa sentire al sicuro. Lottiamo contro la legge del più forte”
Il presidio di SpinTime prosegue. Oggi sono sette giorni che i 400 occupanti dell’immobile in via Santa Croce in Gerusalemme, evacuato dopo un incendio e dichiarato inagibile, vivono per metà in strada e per metà in sistemazioni di fortuna. Lunedì, il sindaco Gualtieri ha presentato una proposta per comprare l’immobile sulla base della valutazione dell’Agenzia del demanio. I rappresentanti del fondo Investire, che gestisce l’immobile (di proprietà del Fondo Immobili Pubblici) si sono riservati di decidere dopo un sopralluogo tecnico, per il quale serve l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
Gli attivisti e i volontari che stanno tenendo vivo il presidio si dicono fiduciosi sebbene Fratelli d’Italia abbia diffidato Gualtieri dalla vendita, e sono felici che il comune di Roma abbia «riconosciuto il valore esemplare di questa esperienza, che offre un modello mutualistico comunitario che può essere imitato e portato altrove», ma chiedono maggiore collaborazione sul presidio sanitario e psicologico, sottolineano che il tempo stringe, le persone sfollate hanno bisogno di una sistemazione adeguata, il caldo rende tutto difficilmente sopportabile. E chiedono agli artisti e agli intellettuali che hanno firmato appelli per salvare Spin Time, di andare lì: «Esserci fa la differenza». Finora, ci sono stati Sabina Guzzanti, Saviano, Garrone, Matteo Ceccherini. Lo scrittore Nicola Lagioia, che vive nella stessa strada, è stato tra i primi a esporsi, chiedendo alle comunità romane di portare soccorso e, insieme, di dimostrare supporto a un’esperienza che, come ha detto Saviano, non è un’occupazione, ma «la pratica di difesa di una città».
Lagioia, qual è il valore più propriamente culturale di SpinTime?
«Le città dovrebbero essere posti in cui si cresce, ci si incontra, si fa esperienza, ci si conosce tra diversi (capisci chi sei negli occhi di quelli che vengono da esperienze e mondi lontani dai tuoi), da molto tempo invece le città stanno diventando luoghi di solitudine, alienazione, rabbia, divisione, spolpate dai potenti a danno non solo degli ultimi e dei penultimi ma di quello che un tempo si chiamava ceto medio. Spin Time è un esempio assolutamente pacifico di convivenza, anche interreligiosa, e solidarietà, integrazione sociale, servizi e opportunità (dai laboratori culturali ai doposcuola) offerti non solo a chi ci abita ma a chiunque voglia beneficiarne. Le sue porte sono aperte. Chi dobbiamo temere? Chi offre un posto dove dormire a chi non ce l’ha, o certi fondi di investimento che hanno contribuito a spingere verso l’alto prezzi e affitti, cacciando progressivamente da molte città europee chi non può più permettersi di viverci?».
Ricorda quando si accusavano di buonismo gli intellettuali che parlavano di accoglienza? Gli si diceva: fatela a casa vostra.
«Io ad abitare vicino SpinTime mi ci sono trovato e questa prossimità arricchisce la mia vita e mi fa anche sentire sicuro, tanto sono ordinate e ben organizzate la convivenza e le attività che tengono viva l’esperienza. Tutto ciò che altrimenti sarebbe (per strada) tensione, marginalità e degrado, lì dentro si trasforma (lo ripeto) in un sistema piuttosto esemplare di convivenza. Ci si incontra, ci si parla, ci si aiuta di continuo. Avere questo spazio a due passi è un vantaggio per tutti».
L’incontro migliore?
«Don Mattia Ferrari e sorella Adriana Domenici (don Mattia è anche il cappellano dell’ong Mediterranea Saving Humans; sorella Adriana a Spin Time ci vive da oltre dieci anni, entrambi lavorano senza sosta con chi altrimenti non avrebbe casa), è grazie al loro esempio se io e mia moglie abbiamo deciso quest’anno di far battezzare nostra figlia. Come altri italiani ho sentimenti ambivalenti verso la Chiesa cattolica, ma in persone come Mattia e Adriana vedo dei veri testimoni del Vangelo. Sempre a Spin Time abbiamo fatto, ormai più di quattro anni fa, i primi incontri pubblici da cui è nato Multi, il festival multiculturale che ogni anno, a settembre, porta a piazza Vittorio i rappresentanti di oltre trenta comunità di stranieri a Roma per una festa di quattro giorni tra incontri pubblici, letture, concerti, degustazioni. Visto che dall’alto abbiamo esempi pessimi (pensiamo solo alla bancarotta morale della politica internazionale, al disastro in atto ogni giorno), sosteniamo chi prova a ricostruire dal basso».
Le persone che aiutano gli abitanti evacuati, danno l’immagine di un Paese diverso da quello che Meloni vuole conquistare chiudendo Schengen: è una bolla?
«Ciascuno, tra i tanti che stanno aiutando Spin Time, ha la sua motivazione personale. Credo però che per molti non si tratti solo di solidarietà, ma della consapevolezza che la fine Spin Time impoverirebbe tutti».
Come si è arrivati a criminalizzare gli spazi occupati?
«Rovescerei parzialmente la domanda: come si è arrivati a sgomberare alcuni spazi che, innegabilmente, portavano alla città più benefici che disagi? Faccio qualche esempio. La vecchia sede dell’Angelo Mai al rione Monti (dopo lo sgombero al suo posto non c’è niente) contribuiva a tenere vivo il quartiere. Oggi Monti è il fantasma di ciò che era all’inizio degli anni 2000, un posto irriconoscibile. Al tempo dell’Angelo Mai c’era tra quelle strade un’energia palpabile, una voglia di incontrarsi e di stare insieme che rendeva Roma un posto migliore. Trovavi, fianco a fianco, la compagnia di teatro appena nata e Mario Monicelli, i comitati di quartiere che organizzavano l’ottobrata monticiana e gli artigiani di zona. Oppure il Rialto vicino piazza Argentina. Contribuiva a tenere vivo il centro che (come quello di tante città europee, fino a tempi recenti il vero motore delle trasformazioni politiche, artistiche, culturali e sociali del nostro continente) è diventato da tempo un parco a tema perfettamente devitalizzato. Per qualcuno al massimo un’occasione immobiliare, come si dice oggi».
Dentro lo Spin Time di Roma con abitanti e attivisti: “Sgombero? Finiremmo in mezzo alla strada”
Gli attivisti hanno chiesto aiuto ad artisti e scrittori. Lei come intende agire?
«Da essere umano prima che da cittadino, e da cittadino prima che da scrittore, devo difendere Spin Time. Il mondo sarà solidale oppure crollerà. Pensi su vasta scala a quello che sta succedendo con le guerre, la crisi climatica, le disuguaglianze sempre più oscene e vergognose, il ripristino della legge del più forte, la tentazione di tornare a considerare alcuni esseri umani meno umani di altri, e dunque sacrificabili. Su certe latitudini, uccidere un bambino (o lasciarlo morire) non è più uno scandalo. Spin Time è, in scala ridotta, un posto in cui si sta giocando proprio questa partita».
