Oggi siamo tristi e arrabbiati.
Il rifiuto della proprietà di raggiungere un accordo con Roma Capitale è una scelta grave e politicamente inaccettabile. Ancora una volta, la logica della rendita e della speculazione immobiliare e finanziaria viene anteposta alla vita delle persone e all’interesse della città.
Spin Time non è solo un edificio. In 13 anni è diventato una Comunità, luogo di mutualismo, cultura, solidarietà e accoglienza. Un presidio sociale che ha costruito relazioni profonde con le scuole, le associazioni, i servizi, le attività commerciali e gli abitanti dell’Esquilino.
Non permetteremo che questa esperienza venga cancellata e che centinaia di persone siano disperse in diversi territori della città.
Bene che Roma Capitale abbia garantito di dare casa a chi abitava a Santa Croce. Ma chiediamo che le persone, le famiglie, bambine e bambine, adolescenti, restino all’Esquilino o in zone limitrofe, senza essere sradicate dalle scuole, dal lavoro e dalle reti sociali costruite negli anni.
Salvaguardare Spin Time significa anche preservarne la funzione sociale e culturale. Occorre mantenere vivo il patrimonio collettivo generato da questa esperienza.
La vicenda di Spin Time riguarda il futuro dell’Esquilino e il modello di città che vogliamo costruire. Da una parte, immobili trasformati in strumenti finanziari, rendite e occasioni speculative; dall’altra, persone, comunità e bisogni reali. Il rione non può essere consegnato a chi considera gli edifici solto beni da valorizzare economicamente, ignorandone la funzione sociale.
La proprietà ha scelto la strada della chiusura. Ora Roma Capitale deve impedire che questa decisione produca lo sradicamento delle persone e la dispersione di una delle esperienze sociali più importanti del territorio.
Il Polo Civico Esquilino non si fermerà. Continuerà a mobilitarsi perché nessuno venga lasciato solo, perché le persone restino nel territorio e perché Spin Time continui a vivere come comunità.
