Il rione

Oggi

L’Esquilino è uno dei rioni più emblematici di Roma, che ha visto, negli ultimi decenni, profondi cambiamenti sociali, economici e culturali. Il rione Esquilino di Roma è un luogo di grande dinamicità, che conserva le tracce della sua storia come spazio di residenza, accoglienza, scambi e transizioni. Con una popolazione residente di oltre 30mila persone, il quartiere ospita anche un’ampia popolazione temporanea, che arricchisce le sue strade e attività. La composizione sociale dell’Esquilino è eterogenea, con differenze demografiche, socioeconomiche e culturali. La distribuzione spaziale dei gruppi sociali è influenzata da fattori architettonici, economici e di segregazione sociale, che determinano una parcellizzazione dello spazio e una separazione tra diverse categorie di abitanti.

A partire dagli anni ’80, il rione ha sperimentato un radicale processo di trasformazione della sua composizione demografica e del suo tessuto urbano. Le modifiche sono state alimentate dalla globalizzazione, dall’arrivo di popolazioni migranti e dalla crescente circolazione di persone, beni e culture. Questo fenomeno ha reso l’area un esempio interessante di mutamento sociale contemporaneo.

Nel corso del XX secolo, la popolazione dell’Esquilino ha subito un netto declino, con una riduzione dell’80% da 94.352 abitanti nel 1901 a 19.369 nel 2001. Le principali fasi demografiche che hanno segnato la storia del rione riflettono dinamiche legate alla trasformazione urbana di Roma, la città ha visto un esodo dalle aree centrali, che ha colpito ovviamente anche l’Esquilino.

Tuttavia, a partire dagli anni ’80, l’Esquilino ha accolto i migranti, principalmente provenienti dall’Africa e successivamente dall’Asia, favoriti dalla sua posizione strategica vicino alla Stazione Termini e dalla presenza di strutture di accoglienza.

Negli anni ’90, il rione ha visto l’arrivo di numerosi migranti provenienti dal Bangladesh, dall’Egitto e da Capo Verde, con la comunità cinese che ha progressivamente preso piede, affermandosi come uno dei gruppi più numerosi e influenti. Le attività commerciali sono aumentate, con numerosi ristoranti, negozi di abbigliamento e altre attività che hanno contribuito a ridisegnare l’economia locale.

All’inizio del nuovo millennio, il rione si è contraddistinto per la sua crescente multiculturalità, un aspetto che ha attirato anche l’attenzione dei turisti.

L’ Esquilino, infatti, è diventato una sorta di “museo a cielo aperto”, dove i visitatori possono immergersi in un’esperienza culturale unica. Tuttavia, questa valorizzazione dell’ “esotico” ha anche messo in luce le disuguaglianze sociali, con la separazione tra gli “stranieri desiderabili”, attrattivi per il mercato turistico, e quelli meno visibili, che vivono ai margini della società. L’Esquilino ha visto una crescita dell’afflusso turistico e una rivalutazione della sua identità etnica, alimentata dalle numerose attività gestite da stranieri. Tuttavia, questo processo ha comportato anche sfide in termini di gentrificazione e conflitti legati all’uso dello spazio pubblico.

Il Rione è caratterizzato da una divisione sociale e spaziale evidente, simbolizzata dalla via Carlo Alberto e via Principe Eugenio, che separano il quartiere in due metà con paesaggi e funzioni sociali profondamente diverse. Nella piazza principale, Piazza Vittorio Emanuele II, si trova una netta divisione tra il “portico dei poveri”, grigio e decadente, con piccoli negozi di generi alimentari e abbigliamento, e il “portico dei ricchi”, più pulito e ordinato, con ristoranti, bar e marchi. Questa separazione riflette la dualità sociale ed economica, visibile nelle attività commerciali e nelle strutture residenziali.

L’organizzazione spaziale del quartiere contribuisce alla riproduzione delle disuguaglianze sociali, con aree residenziali e spazi pubblici differenziati. I luoghi destinati alla socialità, come giardini e teatri, sono concentrati in alcune zone, mentre altre, come l’area del Mercato, sono prive di spazi per la comunità. Via Merulana emerge come una via importante per la socialità, con numerosi locali e attività culturali.

Le diverse aree del quartiere presentano caratteristiche distintive, e la divisione tra i vari gruppi sociali è evidenziata anche dalle diverse esperienze quotidiane e dalla percezione del territorio. Mentre alcune aree sono considerate di alta classe, altre sono etichettate come degradate e insicure. Il rione è diviso anche a livello di comunità, con le diverse etnie e religioni che tendono a vivere in ambienti separati.

Il quartiere si divide in cinque aree principali, da quella più centrale a quella periferica, ognuna con un diverso livello di integrazione e appartenenza.

In particolare: Area 1: Dominata dalla Stazione Termini,  zona di passaggio, l'area non è fortemente integrata nel tessuto sociale locale. Area 2: Cuore pulsante del rione, è caratterizzata da tensioni tra turismo e vita locale, con intensi flussi di persone e e attività commerciali. Area 3: zona con forte eterogeneità sociale e una composizione demografica in continua evoluzione. Molti degli abitanti vivono in una condizione di transitorietà, con un forte senso di marginalità rispetto alle aree centrali più prestigiose. Area 4: è il segmento più "desiderato" e privilegiato del quartiere, caratterizzato da attività culturali, commerciali di alta qualità e un ambiente urbano più curato. Area 5: Zona di transizione, segna il passaggio tra l’Esquilino e la periferia di Roma, le dinamiche sociali sono meno omogenee e la presenza di abitanti più abbienti si mescola a un crescente senso di distacco dal resto del quartiere

Ieri

Chi per interesse, chi per curiosità voglia avvicinarsi alla storia dell’Esquilino sappia che molte e varie sono le fondazioni.
A est di Roma
La primigenia risale a prima di Romolo stesso; per poi arrivare all’antichissima cinta muraria serviana (VI secolo a.C.) che, costruendo la Porta Esquilina (odierno Arco di Gallieno), separava l’Urbe propriamente detta da noi, gli ex-quilini (ossia gli abitanti che non erano in-quilini nell’Urbe).
La porta conduceva verso Est, con buona pace di quel bel libro di John Fante (A Ovest di Roma) che celava però l’esistenza, a ovest, di un mare che ha relegato per sempre al lato orientale di Roma una preminenza stradaria. Dalla porta, infatti, si diramava una strada che portava verso gli Appennini. Dagli Appennini provenivano poi le acque e quindi, siamo ormai nelll’epoca dell’impero, Claudio, nel 52 d.C., fu costretto a edificare Porta Maggiore: una fantasmagorica struttura che prevedeva in ingresso l’acqua e in uscita la biforcazione fra la via Praenestina e la via Labicana (oggi nota come Casilina).


Nostra Signora della Neve
La seconda fondazione risale al 352. È la mattina del 5 agosto e all’Esquilino nevica. Su quel luogo viene edificata Santa Maria Maggiore (nei pressi c’è anche la più bella chiesa di Roma, Santa Prassede). Di ricostruzione in ricostruzione, arriviamo al XVI secolo. Una pastorella errante non riusciva a tornare; era buio oramai in quel pezzo di città. Le campane cominciarono a sonare nella notte esquilina: la pastorella ritrovò la strada. Da allora “Sperduta” si chiama quella campana e da allora, implacabilmente, alle 21 ci guida verso casa.
Porta Magica
Un nobile romano, Massimiliano Savelli Palombara marchese di Pietraforte (1614-1685), fa costruire nella sua dimora, sita più o meno nell’odierna piazza Vittorio, una porta magica: la Porta Alchemica. La leggenda, vera e propria terza fondazione dell’Esquilino, ci racconta di un pellegrino chiamato stibeum (nome latino dell’antimonio) che, ospitato nella villa per una notte, trovò la fantomatica erba miracolosa che produsse l’oro. Di lui, però, a parte fili d’erba tramutati in oro e un misterioso foglio manoscritto non rimane nulla: scomparso per sempre attraverso la porta.
150 anni fa
1874 nasce il Rione. L’Esquilino viene formalizzato anche nelle carte e, da allora, non solo guai a chiamarlo quartiere; ma guai anche a parlarne se non ci abiti. Una sorta di maledizione aleggia su chi ne parla senza farne parte. Eppure, è stato un milanese (abitante per giunta sul lato opposto di Roma) a descrivere, nel romanzo più bello del Novecento italiano, la vita del quartiere. Da un fatto di cronaca, il delitto Stern avvenuto il 24 febbraio 1946 in via Gioberti, Carlo Emilio Gadda scrisse Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Quelle pagine trasudano e raccontano “l’umanità vitale e dolente della Roma tra le due guerre” (come scolpito in una targa nei pressi di via Merulana 268). Quell’umanità, dolente e vitale, passa e ripassa in queste strade ancora oggi. La vicinanza di Termini poi allarga i confini: non più solo i burini di gaddiana memoria ma anche le “bangla velate”, i “cinesi che hanno comprato tutto” o “i marocchini che spacciano” (secondo i luoghi comuni, ahinoi, in voga).

150 anni fa
1874 nasce il Rione. L’Esquilino viene formalizzato anche nelle carte e, da allora, non solo guai a chiamarlo quartiere; ma guai anche a parlarne se non ci abiti. Una sorta di maledizione aleggia su chi ne parla senza farne parte. Eppure, è stato un milanese (abitante per giunta sul lato opposto di Roma) a descrivere, nel romanzo più bello del Novecento italiano, la vita del quartiere. Da un fatto di cronaca, il delitto Stern avvenuto il 24 febbraio 1946 in via Gioberti, Carlo Emilio Gadda scrisse Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Quelle pagine trasudano e raccontano “l’umanità vitale e dolente della Roma tra le due guerre” (come scolpito in una targa nei pressi di via Merulana 268). Quell’umanità, dolente e vitale, passa e ripassa in queste strade ancora oggi. La vicinanza di Termini poi allarga i confini: non più solo i burini di gaddiana memoria ma anche le “bangla velate”, i “cinesi che hanno comprato tutto” o “i marocchini che spacciano” (secondo i luoghi comuni, ahinoi, in voga).

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