di Barbara Bonomi, presidente Polo Civico dell’Esquilino
Caro Luca,
leggendo il tuo editoriale mi è venuta in mente la canzone di Re Luigi, il Re delle scimmie del Libro della Giungla, “I Wan’na Be Like You”, un bellissimo pezzo jazz che dice dell’aspirazione della scimmia verso l’essere umano.
In questo articolo, proverei, rispetto agli accadimenti non accaduti – la goffa sceneggiata tra ‘il coglione’ e ‘il fascista’ che riporti a tuo modo e che ha comunque tutta la mia, e di molte altre, femminile riprovazione – ad abbassare lo sguardo, cioè a rimettere le zampe per terra.
La favola di “Piazza” Pepe
Tu ci racconti ora, con la tua abile penna, le criticità dell’Esquilino, affacciandoti dalla finestra. Le racconti per la prima volta a chi ci mette le mani tutti i giorni. E tanto ce le mettiamo che il faro di luce (#elucesia) su Piazza Pepe l’abbiamo acceso noi, col nostro impegno, col tavolo presieduto dal sindaco, con Municipio, Ama, Greco e via cantando, facendo incontri, assemblee, tavoli tecnici, sopralluoghi. La coprogettazione Piazza Pepe – e le risorse collegate che sono risorse per politiche pubbliche e non per interessi privati, dunque riguardano anche te – non è “una bellissima idea” di chicchessia, ma il frutto del processo partecipativo che ha aperto il Polo due anni orsono e grazie al quale tutti possono proporre le loro idee, anche tu, che infatti le hai esposte in una Piazza aperta dal Polo.
Questo processo – come detto e ridetto – continua e continuerà, con tutti.
Trovo quindi stupefacente lo stupore di trovarti sotto casa nel bel mezzo di uno di questi momenti di partecipazione, ne abbiamo già fatti parecchi. Non sarebbe stato più stupefacente se ti fossi stupito, invece, dalla bellezza della Capoeira, delle danze cinesi e africane, dei bambini che giocavano a calcio, del torneo di ping-pong, da tutta quella gente che vuole riappropriarsi delle piazze, degli spazi pubblici, per ritrovare la Comunità?
Noi crediamo che tutto questo sia un’altra Piazza possibile. Come – per esempio – i Giardini Luzzati di Genova: era un buco nero, luogo di spaccio e abbandono, oggi accoglie migliaia di persone, dalla mattina alla notte, sette giorni su sette, è il centro storico dove la sicurezza è pratica e duratura perché la sicurezza non è frutto di soluzioni emergenziali e statiche, “passive”, ma attive, animate, vitali. Comunitarie. Non è una favola, è una possibilità.
da Comune-info.net
