La disobbedienza civile non va in panchina

A gennaio, nel mese in cui si è aperto l’anno del Giubileo dei poveri è stata “riqualificata” piazza dei Cinquecento, la “porta di accesso alle bellezze della città di Roma” diceva fiero Gualtieri.
L’anno in cui contrapporre la misericordia al giudizio si apriva però con l’installazione di sbarre di ferro sulle 19 panchine del piazzale , un intervento di riqualificazione che aveva un solo chiaro obiettivo: impedire alle persone di riposarsi sopra.

La guerra ai poveri prende forma nel modo più bieco a partire da quello che viene chiamato arredo urbano . Ma che invece è architettura ostile, design dell’emarginazione .

La “Roma è de tutti” , di Luca Barbarossa, la Roma di “Chi c’è passato e non vo più anná via” cantata da Emilio Stella, la città “Grande quanto grande il mondo” dei Colle der fomento lascia spazio a sbarre di ferro che impediscono alle persone di sedersi e riposarsi sulle panchine. Perchè non bisogna sostare, non bisogna stare comodi, non si deve stare fermi, perchè il riposo è bivacco, e il bivacco crea insicurezza .

Da mesi ci auguravamo che le promesse fatte in quei giorni, e che prevedevano lo smantellamento delle orribili barriere (tanto più, non previste nel progetto presentato da RFI), non fossero tradite.

Questa notte però gli attivisti e le attiviste del movimento Robin Hood hanno mantenuto la loro, di promessa: rispondere alla sicurezza delle zone rosse, del securitarismo e delle militarizzazioni degli spazi urbani con la solidarietà . E allora armati di brucole, numero 9 si legge nel comunicato, sono andati in piazza e hanno smontato le sbarre, consegnandole poi sotto i palazzi di competenza.

Ci auguriamo con forza e lotteremo pacificamente affinché le sbarre non siano ripristinate e affinché la nostra città e il Rione Esquilino tornino ad essere esempio di accoglienza e di convivenza meticcia .

Don Milani avrebbe detto: “Non si esercita la virtù civile solo con lo slancio del cuore. Si esercita per esempio nel violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva”.

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