Da Piazza Pepe alla Città: la relazione annuale del Polo Civico Esquilino

Il Polo Civico Esquilino cresce dentro una contraddizione profonda. Da un lato un territorio attraversato da energie sociali, culturali e civiche straordinarie. Dall’altro un rione troppo spesso raccontato e governato attraverso la lente dell’emergenza, del degrado, della paura e di una sicurezza intesa come controllo. In mezzo a questa tensione si colloca il nostro impegno quotidiano: costruire comunità, tenere aperti gli spazi, produrre cultura, accompagnare fragilità, promuovere partecipazione, rivendicare diritti.

Un anno di lavoro concreto

Il 2025 è stato un anno intenso. Siamo un ecosistema civico composto da 53 associazioni — non una rete formale, non un contenitore associativo, ma una infrastruttura sociale del territorio. A Piazza Pepe abbiamo realizzato oltre 90 iniziative e attività comunitarie, facendola diventare uno spazio simbolico e concreto del diritto alla Città attraversata da culture, generazioni, lingue, bisogni e desideri diversi. Nella nostra Casa comune di Via Galilei si sono svolti oltre 200 appuntamenti. Nei primi cinque mesi del 2026 abbiamo già organizzato 70 appuntamenti in sede.

Tra le iniziative più significative: il Festival delle Liberazioni, il Festival Parola Popolare collegato al V Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, Multi 2025 rilanciando la Casa delle Culture, il lavoro sulla Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale, la campagna per uno spazio pubblico dedicato allo sport nel rione, il percorso “Una strada da vivere” per la pedonalizzazione di Via Bixio, la mappatura dei servizi offerti dalle associazioni aderenti.

Un passaggio centrale è stato il percorso di co-progettazione per la rigenerazione di Piazza Pepe: oltre 1.300 input raccolti dalla cittadinanza, portati al confronto con il Sindaco Gualtieri e il Municipio I. Il territorio non chiede interventi calati dall’alto. Chiede processi capaci di ascoltare.

Piazza Pepe: una ferita ancora aperta

Piazza Pepe resta in attesa di una riqualificazione coerente con quanto emerso dal percorso partecipato. Lo sgombero delle persone senza fissa dimora con cui avevamo avviato un importante lavoro di presa in carico ci consegna una ferita politica e sociale. Quelle persone non sono scomparse: si sono solo spostate altrove, nel rione o nella vicina San Lorenzo. La loro marginalità non è stata affrontata, ma resa meno visibile.

Una piazza svuotata non è necessariamente una piazza risolta. Una piazza presidiata non è necessariamente una piazza sicura. La rigenerazione urbana, se separata dalla giustizia sociale, rischia di diventare una forma elegante di rimozione.

I nodi irrisolti del rione

L’Esquilino è attraversato da problemi che non possono essere affrontati con micro-interventi o soluzioni emergenziali. Il Teatro Apollo e la Zecca sono fermi. Piazza Vittorio appare come un deserto. Piazza Dante è affidata alla cura spontanea dei residenti. Il Polo Intermundia è chiuso da oltre quattro anni. Carlo Felice aspetta le porte da calcio, Via Bixio aspetta il cantiere. Spin Time è sotto minaccia di sgombero senza soluzioni. La Casa dei Diritti Sociali rischia di chiudere. L’overtourism e la desertificazione commerciale avanzano senza risposte. La povertà alimentare cresce e il suo peso ricade troppo spesso sullo Slow Social Market e sulle reti solidali.

L’Esquilino è Roma, non un centro di serie B. Non può essere trattato come una zona di passaggio, una vetrina turistica o un problema di ordine pubblico. È un territorio complesso e proprio per questo decisivo.

Sicurezza: un’idea diversa

Crediamo che la sicurezza non possa essere ridotta alla presenza delle divise e di “mille occhi” sulla città. Sicurezza significa relazioni, cura, servizi, casa, salute, lavoro, cultura, scuola, spazi accessibili, sport, fiducia, mediazione, prossimità. Per questo abbiamo lanciato la campagna “Città sicura – si-cura”: vogliamo ribaltare il paradigma. Una città sicura non è una città militarizzata, ma una città che si prende cura, che include, che costruisce fiducia e corresponsabilità.

Le priorità del 2026

Quest’anno portiamo avanti il percorso Alfabeto Esquilino per costruire un linguaggio comune del territorio; il lavoro sul Dente Cariato contro la normalizzazione dell’abbandono; la collaborazione con la Casa di Comunità insieme ad ASL e CSM per integrare dimensione sociale e sanitaria; l’attivazione di borse lavoro per persone fragili con il Municipio I; il progetto Radio Polo nel Mercato Esquilino come voce plurale del territorio; il sostegno alla Casa dei Diritti Sociali, all’Agorà Spin Time e al Centro Estivo AG; la Cooperativa di Comunità per costruire opportunità di lavoro di prossimità ed economia locale.

Quello che chiediamo

Il Polo non chiede solo ascolto. Chiede corresponsabilità. Chiede che le istituzioni riconoscano la rete civica non come supplenza gratuita delle carenze pubbliche, ma come soggetto politico e sociale con cui costruire politiche territoriali. Serve una strategia pubblica sull’Esquilino che tenga insieme welfare, rigenerazione urbana, sicurezza sociale, cultura, casa, economia di prossimità e partecipazione. Non bastano interventi episodici. Non bastano tavoli convocati nei momenti di crisi.

Il nostro impegno

Il Polo Civico Esquilino continuerà a costruire comunità dove altri vedono solo degrado, a produrre cultura dove altri vedono solo emergenza, a chiedere politiche sociali dove altri invocano solo ordine pubblico. A lavorare perché Piazza Pepe, Via Galilei, Via Bixio, Piazza Vittorio, Piazza Dante, Spin Time, la Casa dei Diritti Sociali, lo Slow Social Market, le scuole e gli spazi comuni siano parte di una stessa idea di città: giusta, multiculturale, popolare, solidale e capace di futuro.

Nella consapevolezza che da soli nulla è possibile, non si può reggere il peso delle trasformazioni in corso. Serve fare più insieme.Trasformare la ricchezza del Polo in forza collettiva, la frammentazione in alleanza, la cura in politica pubblica, la partecipazione in cambiamento vero.

Roma, Esquilino, 17 giugno 2026
Il Polo Civico Esquilino

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