Verso il Piano del Cibo di Roma: risorse economiche come condizione necessaria


Ieri abbiamo partecipato all’assemblea del Consiglio del Cibo di Roma Capitale, un appuntamento importante nel percorso che porterà alla scrittura della prima politica del cibo (il Piano del Cibo) della città.

Cos’è il Consiglio del Cibo

Il Consiglio del Cibo è lo spazio di partecipazione promosso da Roma Capitale per costruire, insieme a istituzioni, associazioni, imprese, mondo della ricerca e cittadinanza, una visione condivisa sul sistema alimentare cittadino. È il luogo dove si incontrano le tante realtà che ogni giorno lavorano sul cibo a Roma, per trasformare esperienze e pratiche diffuse in una politica pubblica organica.

Come Polo Civico Esquilino partecipiamo al tavolo 3, dedicato al contrasto alla povertà alimentare, uno degli otto tavoli tematici in cui si articola il lavoro del Consiglio.

Un piano che si allarga, restando coerente

Nel corso dei mesi il linguaggio del Piano si è arricchito, includendo con più forza temi come il cambiamento climatico e la resilienza del sistema alimentare. Non si tratta di una dispersione di obiettivi: l’ampliamento del piano rimane coerente con le sfide individuate dai tavoli di lavoro e dal percorso partecipativo cittadino, che negli scorsi mesi ha prodotto ben 30 schede di lavoro, sintetizzate in 7 grandi sfide per Roma:

  1. Adattare il sistema alimentare alla crisi climatica, tutelando l’Agro Romano, il suolo e le risorse idriche ed energetiche.
  2. Riportare il cibo vicino alle persone, rafforzando mercati, Case del Cibo, mense e reti di prossimità.
  3. Garantire il diritto al cibo, rimuovendo gli ostacoli che oggi impediscono a molte persone un’alimentazione sana, dignitosa e sostenibile.
  4. Costruire un’economia del cibo più giusta, che sostenga le produzioni locali e il lavoro dignitoso lungo tutta la filiera.
  5. Fare del cibo uno strumento di salute, cultura e conoscenza, investendo in educazione alimentare e tradizioni gastronomiche.
  6. Fare del cibo un’infrastruttura di comunità, capace di generare relazioni, inclusione e riduzione dello spreco.
  7. Governare democraticamente il sistema alimentare, attraverso alleanze stabili tra istituzioni, imprese, ricerca, associazioni e cittadini.

«Un percorso ambizioso, di lungo respiro, il cibo come racconto di diritti e giustizia sociale, un racconto di cui vogliamo continuare a scrivere le pagine..» — Martina, Polo Civico Esquilino

Non solo un bel piano: serve responsabilizzare l’amministrazione

Dalla discussione di ieri è emersa con chiarezza una sfida che va oltre la stesura dei contenuti: un buon Piano del Cibo non basta, se non si accompagna a strumenti organizzativi ed economici concreti che ne garantiscano l’attuazione. Serve una governance capace di responsabilizzare l’amministrazione nel tempo, perché il Piano possa diventare un’eredità solida da consegnare non solo a questa consiliatura, ma anche alle prossime.

Il tavolo 3 ha individuato tre azioni strategiche:

  • Azione strategica n° 1 – Una nuova governance collaborativa tra amministrazione e realtà sociali, per realizzare politiche di prevenzione e contrasto alla povertà alimentare e promuovere il diritto al cibo.
  • Azione strategica n° 2 – Il rafforzamento e l’ampliamento della rete di distribuzione alimentare.
  • Azione strategica n° 3 – La sperimentazione di nuove pratiche e modelli di contrasto alla povertà alimentare, tra cui un Hub per la giustizia alimentare.

L’obiettivo di fondo è costruire un sistema territoriale di contrasto alla povertà alimentare più integrato, coordinato e accessibile, fondato su una governance collaborativa tra amministrazione pubblica, servizi sociali municipali, Poli Civici, Terzo Settore e realtà comunitarie. Un sistema capace non solo di migliorare l’accesso dignitoso al cibo, ma anche di intercettare nuove forme di vulnerabilità e orientare le persone verso percorsi personalizzati di accompagnamento e inclusione — valorizzando il cibo come leva di salute, cura, relazione e partecipazione.

Tra gli obiettivi concreti discussi:

  • raggiungere una quota maggiore di popolazione in condizione di bisogno, rafforzando la presenza della rete nei cosiddetti “deserti solidali”, i territori oggi meno coperti;
  • sostenere le organizzazioni impegnate nel contrasto alla povertà, riducendo costi e ostacoli organizzativi legati alla distribuzione alimentare;
  • trasformare empori e centri di distribuzione in luoghi sempre meno stigmatizzanti, aprendoli anche a servizi rivolti a tutta la cittadinanza;
  • qualificare questi presidi come punti di riferimento territoriali di prossimità, capaci di costruire relazioni con la comunità e andare oltre la sola funzione distributiva;
  • rafforzarne il ruolo come nodi di una risposta multidimensionale alla povertà alimentare, in raccordo con servizi sociali, Poli Civici e realtà locali;
  • creare luoghi capaci di connettere servizi, comunità e attori del sistema alimentare, ampliando le opportunità di accesso al cibo e rafforzando la coesione sociale.

La giornata di ieri

L’assemblea di ieri ha rappresentato una tappa critica nel percorso, lungo e complesso, che coinvolge oltre 200 realtà iscritte al Consiglio del Cibo. L’obiettivo condiviso è arrivare a una versione più definitiva del Piano, con l’ambizione di approvare il primo Piano del Cibo di Roma entro questa consiliatura. Gli otto tavoli tematici hanno lavorato per mettere a sistema visioni e azioni raccolte nei mesi scorsi in 30 schede di lavoro.

Dalla discussione è emerso con forza che la pianificazione è necessaria — proprio come avviene per il Piano del Clima — per dare a Roma una visione di lungo periodo. Il Piano del Cibo, è stato ribadito, non deve restare solo un documento politico, ma deve contribuire a costruire norme capaci di accompagnare stabilmente la dimensione del cibo nella vita della città. Tra i temi discussi, la necessità di costruire metodi concreti perché l’Agro Romano nutra davvero Roma: sostenendo le piccole aziende agricole del territorio, offrendo loro sbocchi e hub dedicati, e rafforzando la comunicazione per far crescere la consapevolezza collettiva sul diritto a un cibo “sano, pulito e giusto” per tutte e tutti.

Alcune parole hanno accompagnato la discussione di ieri: solidità del pianoaggregazionesperimentazionenuova logica. Parole che restituiscono bene lo spirito della giornata: un momento per mettere insieme le esperienze di tutte le realtà coinvolte e costruire una visione condivisa per Roma.

Il nodo che resta: le risorse

Proprio dalla giornata di ieri è emersa con chiarezza anche l’altra faccia della medaglia: non basta un piano solido e condiviso, serve chi lo mette in pratica. Un buon Piano del Cibo, per quanto ben scritto, non basta da solo a cambiare il sistema alimentare di una città. Senza fondi dedicati, senza un impegno economico chiaro e continuativo da parte dell’amministrazione, il rischio è che resti un documento senza gambe per camminare.

Dotare Roma di una politica del cibo non è utopia: è un percorso ambizioso che si sta realizzando, insieme. Ma perché questo percorso non si fermi a parole e visioni condivise, l’amministrazione deve mettere sul piatto risorse economiche reali e strumenti organizzativi stabili. È questa la responsabilità che, come Polo Civico Esquilino, chiediamo di assumersi: senza investimenti concreti, nessuna governance collaborativa potrà reggere nel tempo, e l’eredità che vogliamo lasciare alle prossime consiliature rischia di restare solo sulla carta.

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