La piazza che non c’era

di Sara Nunzi da Comune-info.net

Ciò che non nominiamo non esiste. Questa frase riassume la situazione di via Guglielmo Pepe, una strada che diventa piazza, ma che nella toponomastica di Roma non esiste. Eppure quel l’ampio slargo che si spalanca davanti al giardino dedicato al per sempre giovane Willy Monteiro Duarte, esiste, respira e pulsa, e ha tutte le caratteristiche per diventare il centro della vita comunitaria del Rione Esquilino, per forma, ubicazione ed espressione estetica.

Trasudano di storia passata i laterizi dell’Acquedotto, stillano parole di teatro i palazzi liberty dell’Ambra Jovinelli, gocciola di sferragliare del treno il cemento della stazione Termini, e filtrano voci di mercanti dalle serrande di alluminio del mercato.

Un piazza commerciale quindi, sì. Una piazza politica, anche. Una piazza di incontro e scontro, certo. Eppure ciò che nominiamo male, rimane incastrato tra le grate del pregiudizio. E sono proprio queste grate, metaforiche e reali, che stanno mettendo a dura prova uno spazio urbano che resiste, nella sua conformazione, pur non essendo nominato, chiamato e detto.

Citato invece sì, citato come esempio di degrado, di abbandono, di insicurezza, come spazio infuocato dalla rabbia dei residenti e dai fuochi improvvisati di chi abita le strade e cerca il tepore in una città in cui, la distanza siderale tra la politica e la gente crea inverni freddi, freddissimi. 

Sabato 1 febbraio con il Polo Civico dell’Esquilino, nodo aggregativo multilivello , sostenuto dal progetto Periferie Capitale della Fondazione Charle Magne raccoglie oltre trenta associazioni che hanno sede nell’omonimo Rione e che, per ambiti e azioni diverse, operano sul territorio, piazza Pepe ha riconquistato la sua riconoscibilità pubblica. La mattina si è tenuta in piazza “Comunità è partecipazione” assemblea aperta a tutt* organizzata da Poleis. Erano almeno duecento i partecipanti.



Poleis ha avviato, ormai da mesi, un percorso di progettazione partecipata, per la riqualifica dell’area, e ha partecipato attivamente a tavoli di concertazione con Campidoglio e primo Municipio. Molti gli incontri pubblici e di confronto che si sono tenuti nella neonata sede di via Galilei 57, tante le proposte emerse. Queste proposte, ancora in via di strutturazione, (che vanno dallo sport – gratuito e per tutt*- , a presidi stabili di animazione culturale e sociale, dall’installazione di talent corner alla riqualifica dell’area dei vetusti compattatori Ama) sabato sono state presentate pubblicamente. Il Polo non si è limitato alla descrizione delle azioni plausibili, ma ha creato una simulazione di quello che l’area potrebbe e può diventare. Esibizioni di danza promosse dalla Comunità delle donne cinesi, ronda di Capoeira, musica d’insieme del Choro di Piazza Vittorio, letture, e ancora i musicisti e fotografi della scuola di Herat, tornei di calcio e di ping-pong, e molto altro ha animato sanpietrini, erba e cemento. Dopo, il momento assembleare, in cui non sono mancanti accesi momenti di dibattito.

Piazza Pepe: la piazza dello spaccio, dei furti, del buio, per alcuni. La piazza del degrado, dell’incuria, dell’abbandono, per altri. La piazza dove concretizzare il sogno di una democrazia dal basso madre dell’accoglienza e della solidarietà, la piazza da dove ricominciare a immaginare un altro modo di vivere la città di Roma, dove unirsi, confrontarsi e creare la rigenerazione, per “quelli del Polo”.

Se si è lottato affinché il contraltare della violenza non fosse la sua negazione, ma una parola altra, la nonviolenza, con un suo valore autonomo, stessa cosa si potrebbe fare con la sicurezza, e con l’insicurezza, che dovrebbe essere il suo contrario. Ma oggi fanno paura tutte e due le parole, la deriva totalitaria ed estrema del securitarismo spaventa, l’insicurezza spesso figlia del disagio sociale, intimorisce. E allora dobbiamo andare a ricercare la tranquillità e il buen vivir altrove. Non in una sicurezza armata. Ovviamente. Ma nel concetto di comunità, un luogo, fisico e ideale, dove si crea autogoverno, dove ci si riconosce e dove si conosce il valore di chi si ha a fianco. Questo è il Polo civico dell’Esquilino, un organo autonomo non di rappresentanza ma di attivazione, di aggregazione. Un moltiplicatore di buone pratiche concrete, che sabato, tra le altre cose, ha chiesto all’amministrazione un cronoprogramma puntuale delle azioni che si intendono mettere in campo insieme.


Sara Moutawalik

1 milione di euro sono stati stanziati dal Primo Municipio per la riqualifica del Rione, i primi 300.000 euro saranno per piazza Pepe, oltre 700.000 per via Bixio e la sua pedonalizzazione, una lotta pacifica portata avanti strenuamente dall’Associazione Genitori Di Donato. Così è stato comunicato, durante l’assemblea, dalla presidente Lorenza Bonaccorsi. E allora arriva la nuova campagna di consultazione popolare promossa da Poleis: delle urne, posizionate in luoghi strategici del rione, dove inserire le risposte a un questionario. Risposte nette e aperte, per dare voce a tutt*, a chi vive il rione, non solo a chi lo abita. Il Polo continua il suo lavoro tenendo conto dei punti di vista di tutt*, dando spazio a chi, nella diversità dettata dall’esasperazione di promesse non mantenute e da situazioni di innegabile disagio, cerca comunque un contatto.

Bisogna imparare a trattenere le redini della rabbia, nei gruppi, nei quartieri, e per farlo c’è bisogno di confronto, ascolto e azione. L’Esquilino è bello, è difficile, è centro ma anche periferia, è contraddizioni e contrarietà, ma oggi, più di ieri, è comunità.

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