La zecca di stato si blinda ai danni del Rione

Un’occasione mancata per Roma e per la cultura

È di oggi la notizia dell’interrogazione che l’onorevole Paolo Ciani ha presentato al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, riguardo la drastica modifica del progetto di riqualificazione dell’ex Zecca di via Principe Umberto all’Esquilino .

Quello che doveva essere un luogo di cultura e un punto di incontro per la città, il palazzo della prima Zecca dell’Italia Unita, di proprietà dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), si trasforma ora in un’ennesima roccaforte burocratica.

Un “cambio di rotta” serpentino presentato come una scelta strategica, ma che per la società civile rappresenta l’ennesima privatizzazione di un bene pubblico e la negazione di un’opportunità unica per Roma

Il progetto originale del 2021, che prevedeva la conversione del palazzo in un ” Centro Polifunzionale “, prometteva un museo accessibile a tutt@, sale riunioni aperte al pubblico, laboratori artigiani per rivitalizzare mestieri antichi, una Scuola dell’Arte della Medaglia per tramandare saperi, e persino foresteria , ristorante , spazi per mostre temporanee, una biblioteca e un bookshop .

Invece, a febbraio. il “cambio di rotta” voluto dall’IPZS ha stroncato il progetto (i lavori non si sono mai fermati).

Il palazzo diventerà la sede direzionale dell’IPZS , con gli spazi interni quasi interamente convertiti in uffici per il Poligrafico. Le funzioni pubbliche, quelle che avrebbero generato valore per l’intera comunità, sono state drasticamente ridimensionate o eliminate. Le sale riunioni, un tempo pensate per un uso più ampio, sono ora “ridimensionate per servire gli uffici IPZS”. Il ristorante? Trasformato in una “mensa aziendale IPZS ad uso esclusivo dei dipendenti”.

Addio al sogno di un luogo aperto, inclusivo, capace di generare indotto e attrarre visitatori.

Un bel guscio, svuotato dei contenuti

Immagine di Render Atelier, Alfonso Famia

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