Il mondo a Piazza Pepe: se il mondo delle Comunità, quello della società civile e la volontà politica delle Amministrazioni si uniscono
Vivere a Piazza Pepe non è facile . Avere un’attività commerciale che affaccia su Piazza Pepe non è facile. Fare animazione culturale su Piazza Pepe non è facile.
Drogarsi, a Piazza Pepe o altrove, rende la propria vita difficile . Essere emarginati dalla società rende la propria vita difficilissima. Doversi prostituire per campare rende la propria vita invivibile. Stare in una piazza, senza avere altre alternative, dove l’indifferenza e la rabbia aggravano le devianze e le brutture umane, complica ulteriormente l’uscita da situazioni di microcriminalità e abusi.
E qui troviamo la prima delle contraddizioni che convivono in questo slargo, di cui tanto si parla: la differenza sostanziale tra “difficile” e “non facile” , una differenza abissale che risiede nel grado di sforzo da mettere in campo per valicare l’ostacolo percepito. “Difficile” indica un’alta soglia di difficoltà, richiede un impegno significativo e decreta un potenziale fallimento, una forte resistenza da superare.
Non facile…tutta un’altra storia.
Per alleggerire il peso sociale che fa leva su Piazza Pepe e per cercare di rendere il non facile, sostenibile e il difficile, ipotizzabile, il Polo Civico dell’Esquilino, grazie al sostegno di Città Metropolitana e di Periferia Capitale, ha costruito un calendario di iniziative che da maggio, si snoderà fino a novembre.
L’animazione su piazza Pepe rappresenta un esperimento di presidio , culturale, sportivo e sociale, informale. Un esperimento che però guarda a un esito strutturale, perché come Polo abbiamo da subito chiesto al Sindaco di collaborare alla riqualificazione di questo spazio per restituirlo alla cittadinanza. Sono state perciò stanziate risorse per un intervento di rigenerazione urbana a valere su una progettazione partecipata che ha segnalato l’esigenza di spazi verdi, di spazi per il benessere e per lo sport, di spazi di convivialità, in cui stare insieme, vivere il Rione. E questo progetto sarà realizzato.
Ma non basta. Serve esserci, serve, appunto, vivere i luoghi. Il bilancio dei primi due mesi di attività è assolutamente soddisfacente. Presentazioni di libri, aperitivi multietnici, attività sportive, momenti ludici e laboratori organizzati dalle Comunità migranti, passeggiate archeologiche, danze, concerti di musiche dal mondo, reading hanno di nuovo portato luce in una piazza meravigliosa, che purtroppo l’oscurità invade anche di giorno.
Tante le persone che hanno partecipato attivamente, nuovi rapporti stretti con le attività commerciali che affacciano sullo slargo e con realtà sociali che insistono nella zona. Le associazioni aderenti al Polo si sono mobilitate in prima linea nell’organizzazione del programma.
Se è vero che le situazioni difficili non si risolvono solo con il ballo e la danza è altrettanto vero che “ti lamenti, ma che ti lamenti, prendi – l’uncinetto – e tira fuori i denti” . E così gli attivisti e le attiviste del Polo hanno stretto gli strumenti che più si addicono alla visione di riqualificazione urbana e sociale che appartiene alla rete.
Tra le azioni messe in campo è fondamentale il percorso che stiamo portando avanti da dove tutto è partito: lo sgombero di viale Pretoriano. Da lì, è partita l’azione del Polo per proporre, in alternativa alle cancellate, rigenerazione, solidarietà, accoglienza, cura. Da lì, alcuni ragazzi sgomberati hanno trovato ‘casa’ in un edificio pubblico messo a disposizione in via Aldrovandi. Ora, due di questi ragazzi, grazie all’affiancamento competente dei volontari di Ridaje – associazione che si occupa di integrazione di senza fissa dimora e di cura di aree verdi pubbliche – stanno avendo l’opportunità di affacciarsi retribuiti al mondo della formazione e del lavoro e stanno seguendo con il Polo e il Municipio I un percorso di presa in carico, con il supporto di Nonna Roma e ControConfine. Vogliamo chiudere il cerchio!
Anche il lavoro sul territorio da parte della Sala Operativa Sociale si è intensificato grazie all’integrazione tra i volontari e le volontarie di Poleis (che hanno svolto anche un ruolo di mediazione) e le attività strutturate sulla piazza.
Tutto questo da solo non basta, ne siamo consapevoli, c’è bisogno di un presidio socio-sanitario fisso, la presenza di mediatori e psicologi di strada, un calendario di pulizia ordinaria, un approccio strutturale sulla sicurezza che miri a combattere efficacemente la criminalità, senza ricorrere a misure straordinarie o a Zone Rosse, che a oggi non hanno risolto il problema, quindi una visione politica lungimirante, costante, ordinata e che ascolti le reali necessità dei territori.

