Le nostre città, spesso celebrate come inarrestabili motori di crescita economica, sono in realtà i teatri più brutali delle disuguaglianze strutturali. In ogni metropoli, da New York a Roma, si scontrano frontalmente due visioni del mondo: quella che considera l’ambiente urbano come un bene da spolpare, e quella che lo immagina come un bene comune, fondato sui diritti universali e la solidarietà.
Il caso del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, è la più recente e potente affermazione che una piattaforma basata sulla giustizia economica radicale possa infrangere le barriere dell’establishment.
Il suo programma è un vero e proprio manuale per la decostruzione della rendita urbana: tassare i grandi patrimoni per finanziare i servizi essenziali, combattere l’espulsione con un congelamento degli affitti rigoroso, trasformare il trasporto pubblico in un diritto universale gratuito…
Mamdani ha dimostrato che mobilitando le fasce di popolazione stanche di essere invisibili, è possibile riconsegnare il potere alla base.
I Poli Civici: Il Modello Tattico del Municipalismo dal Basso
Se il modello Mamdani fornisce la visione strategica del municipalismo d’intervento, i Poli Civici Integrati di Mutualismo Sociale di Roma ci forniscono la tattica operativa per realizzarla sul territorio, un quartiere alla volta.
Il Polo Civico dell’Esquilino ne rappresenta l’essenza, non un semplice centro di assistenza, ma una forma di municipalismo dal basso che agisce senza chiedere permesso.
Quello dell’Esquilino, come anche gli altri poli che si incontrano nel Coordinamento romano dei Poli Civici, nasce esattamente dove le istituzioni hanno fallito o hanno deliberatamente minato il welfare. Non si limita a tappare le falle; ma costruisce un sistema alternativo di sopravvivenza e riscatto basato sull’autogestione e la solidarietà orizzontale.
Questa visione si articola su assi fondamentali che intersecano perfettamente le attività dei poli Civici e l’agenda di New York:
Contro la Rendita e lo Spopolamento: la lotta contro la speculazione immobiliare di New York si traduce a Roma nell’azione diretta. I Poli agiscono come sentinelle anti-sfratto, creando sportelli legali e reti di mutuo soccorso che sostengono il diritto all’abitare, fornendo un contrappeso reale alla pressione finanziaria.
La forza della comunità: i Poli trasformano i quartieri in laboratori di intercultura. Le comunità migranti non sono utenti, ma protagonisti nella creazione della vita civica. Attraverso iniziative come “I Venerdì del Polo”, (organizzati dal Polo civico dell’Esquilino) si combatte l’isolamento e si celebra una cittadinanza plurale che è la vera risorsa di una metropoli complessa come Roma.
Integrazione sul Campo: nei luoghi dei Poli l’integrazione non sono temi da convegno, ma la festa Congolese, l’aperitivo Sudanese, la biblioteca multiculturale. Usiamo le differenze come forza, costruendo una comunità che è ricca perché è plurale.
Economia etica e dignità: oltre i sussidi, i Poli promuovono l’auto-imprenditorialità solidale, la formazione e le filiere etiche. Il lavoro dignitoso è l’unico vero antidoto alla precarietà, allo sfruttamento e alla marginalità.
Riconoscimento della Cittadinanza Plurale: trasformano i quartieri in laboratori di intercultura, valorizzando la ricchezza migrante come motore di rigenerazione sociale ed economica, superando la logica dell’integrazione passiva per approdare a quella della cittadinanza attiva e co-creativa.
La sfida politica: dalla critica alla costruzione del bene comune
In sintesi, la convergenza tra la piattaforma di Mamdani e l’azione dei Poli Civici è un chiaro monito: la politica non può più essere delegata a élite distanti. La lotta per una città giusta si gioca sulla capacità di organizzare la solidarietà e di rivendicare i beni comuni.
Siamo di fronte a un bivio storico: o accettiamo che le nostre città siano gestite per il profitto di pochi, o abbracciamo il modello in cui il welfare è autogestito e i diritti sono garantiti dalla nostra stessa mobilitazione.
Sia Mamdani che i Poli Civici rappresentano l’affermazione che una politica efficace non si misura dal PIL, ma dalla capacità di garantire diritti universali e di ricostruire legami sociali a partire dalla strada. Il modello Mamdani indica che si può fare; i Poli Civici ci mostrano come farlo.
La missione è chiara: rafforzare queste reti, diffondere questi modelli e dimostrare che l’unica politica che conta è quella che mette le persone e la solidarietà al centro, non il capitale.
Sara Nunzi

