Sagome di dee africane e vulve sacre, figure che celebrano la potenza dei corpi femminili. È il lavoro che il collettivo tutto al femminile Tessiture di Pace porterà in piazza domani, in occasione del corteo di “Non Una Di Meno” che come di consueto attraverserà il nostro Rione.
Il gruppo, nato nel rione Esquilino e cresciuto nella rete del Polo Civico, conta oggi 44 donne di diverse età, provenienze e competenze che si sono unite intorno a un gesto antico e radicale: l’uncinetto. Il progetto si è ispirato a figure come Maria Lai, che con le sue opere collettive ha mostrato come il filo possa diventare strumento di relazione e memoria condivisa.
In occasione della manifestazione contro il patriarcato di domani, 22 novembre, le donne di “Tessiture di Pace” indosseranno anche cerchietti con fiori ricamati all’uncinetto e saranno truccate da “Catrina” messicana, immagine ribelle delle donne che, con l’avvento del capitalismo statunitense, furono spogliate dei loro poteri e dei loro ruoli decisionali.
Il gruppo si riunisce ogni mercoledì nella sede del Polo in via Galilei 57 per creare lavori collettivi che valorizzano le competenze di ciascuna e sta costruendo relazioni con altri gruppi affini, come quello di San Lorenzo e con le donne del centro anziani del rione.
Attraverso i fili colorati e le mani, “Tessiture di Pace” dimostra che l’arte tessile è strumento di connessione tra le persone e trasformazione sociale, mostrando che fare l’uncinetto insieme significa immaginare un altro mondo possibile. L’arte diventa linguaggio politico, l’uncinetto pratica di solidarietà e in questa occasione il corteo uno spazio collettivo di trasformazione.
L’appuntamento per unirsi domani al corteo è a Piazza Esquilino alle ore 15, da dove il gruppo si muoverà compatto lungo il percorso della manifestazione transfemminista che apre le giornate di lotta verso il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile e di genere, per denunciare la violenza strutturale che colpisce donne, trans*, persone non binarie, migranti, precarie e giovani, insieme alle crescenti disuguaglianze economiche e alle forme di controllo politico e istituzionale, in un Paese che ha registrato 78 femminicidi da inizio anno.







