Oggi, il Polo Civico dell’Esquilino consegna al Sindaco di Roma una lettera aperta.
È una richiesta politica chiara: dare piena attuazione al Regolamento sui Poli Civici, riconoscendoli non solo formalmente ma come infrastruttura civica stabile, con politiche e risorse adeguate.
La condividiamo con voi lettori.
La lettera al Sindaco di Roma Capitale
Caro Sindaco,
eccoci a scriverti, come il famoso amico di Dalla, per cui “l’anno vecchio è finito, ormai / ma qualcosa ancora qui non va”.
Cosa non va?
I Poli come infrastruttura civica.
Siamo nati nella consapevolezza che il tempo e le complessità che attraversiamo possano essere affrontati solo insieme.
Non ci dilunghiamo, perché lo sai e ci conosci. Lo sappiamo anche perché il Comune ha approvato un Regolamento dei Poli Civici (delibera n. 116/2024), molto innovativo e pienamente in linea con questa visione. Il nodo oggi, però, è un altro: dare a quell’impianto un ancoraggio stabile nelle politiche e nel bilancio. Abbiamo lavorato bene con l’Amministrazione comunale e con quelle municipali, abbiamo beneficiato del sostegno generoso della Fondazione Charlemagne, ma tutto questo – da solo – non è sufficiente.
Roma si merita Poli che non vivano di eccezioni o di straordinarietà, ma che siano luoghi riconosciuti, continuativi, capaci di restituire i problemi dal basso e di metterli in comunicazione con l’alto, svolgendo quella funzione di mediazione che ogni giorno di più viene erosa.
I Poli come spazio pubblico reale, non simbolico.
Un’altra cosa che non va, a livello locale, è una partecipazione spesso evocata più che praticata. C’è chi vorrebbe fare dell’Esquilino “il salotto di Roma”; noi, forse con un’ambizione diversa, vorremmo farne la casa di Roma. Una casa bella, accogliente e grande – come troppo spesso i romani non hanno. In una casa così ci starebbe una biblioteca (ma né la Zecca né l’Urban Center ci hanno pensato); una stanza per vedere i film (ma il Progetto Apollo non è stato finanziato); una palestra all’aperto (ma la Promenade Giolitti, pensata da Walter Tocci, è stata disattesa per fare spazio a un tram imprudente); perfino un luogo per il riposo – perché non immaginare il “dente cariato” davanti a Termini come un nuovo e innovativo spazio di sosta, come lo fu la mitica e abbandonata Casa del Passeggero? Stavamo persino pensando a una cucina collettiva, coinvolgendo il Mercato, per nutrirsi in modo comunitario e sano. Ma vorremmo anche scuole libere dai cantieri (alla Di Donato viviamo il paradosso di attendere la “fine cantiere” più della fine della scuola), libere dalle auto (lì e davanti al Liceo Albertelli la “strada scolastica” resta una chimera); vorremmo strade illuminate la sera, perché la città deve anche saper vivere; vorremmo, infine, una città in cui l’emarginazione non sia criminalizzata, in cui chi dorme per strada non venga trattato come un problema da rimuovere.
Ah! Abbiamo anche un giardino, anzi dei giardini: in cui la cittadinanza si ritrova non solo per prendere il sole, ma anche per curare il verde. Su questo anche una collaborazione più strutturata potrebbe essere d’aiuto.
Una città dove tutti, davvero tutti, possano sentirsi a casa – come all’Esquilino stiamo provando a fare, con il supporto della tua Giunta.
Grazie mille e buone feste.
Poleis – Polo Civico dell’Esquilino
