L’Esquilino è il mondo: sicurezza, cura e dignità sono diritti

Il 30 gennaio Assemblea del Polo Civico Esquilino

Di fronte agli ultimi accadimenti clamorosi e al dispiegamento di forze di polizia e pulizia nel rione, è utile ricordare a tutti, ‘belli e brutti’, istituzioni e amministrazioni, cittadini e cittadine e non, di questo rione e di questa città, cosa vogliamo e chiediamo da sempre.

Vogliamo una città viva e vivibile, pacifica e felice, fatta di relazioni e collaborazioni, dove non ci si senta soli e abbandonati, libera da giudizi e pregiudizi. Bella.

Tutti pazzi per la sicurezza


Cominciamo subito col ricordare a tutti quelli che fanno finta di non capire che la sicurezza non è di destra né di sinistra ma è un diritto costituzionale sancito dalla nostra Carta ed è una funzione dello Stato che va garantita nel rispetto delle libertà fondamentali. Ne deriva che va assicurata in via ORDINARIA e non con interventi eccezionali e occasionali, ma in maniera costante e stabile, senza prove di forza da scenografia di hollywoodiana memoria: caschi, mitra, mimetiche, cani ringhiosi, perfino elicotteri che si vedono volteggiare nel cielo esquilino in questi giorni finiscono per alimentare ansia e senso di insicurezza.
Si dirà il contrario. ⁠Ma si tratta di un argomento strumentale: se si lascia degenerare un fenomeno su un territorio causando insicurezza, si costruisce la necessità di interventi di questo tipo, che alimentano una spirale viziosa, finendo per comprimere i diritti e falsificare la realtà e riducendone la complessità a mera gestione emergenziale. Le cose vanno messe in fila, praticate in ordine, con semplicità e linearità. E’ questo che fa di una città una Città. L’abbiamo sempre detto, per quanto ovvio.

La Pulizia non è un’opzione


Anche la cura e la pulizia del territorio trovano fondamento nei principi costituzionali, in particolare nella tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio comune, così come dell’economia locale e, soprattutto, della salute collettiva. Per cui chi AMA Roma dovrebbe sapere che la pulizia del rione è un diritto di base e una funzione di base, precondizione di tutto il resto. Quando vado in piazza – per esempio – a giocare a calcio con Esquilino Football Club non devo trovare i cocci di vetro per terra, se presento un libro oppure offro un tè afghano oppure suono una Roda de Choro devo trovare pulito. Devo aspettarmi di trovare pulito, come un fatto normale. Sì, normale. E cioè “conforme alla consuetudine, alla regola, abituale”. Non è “normale” che si debba assistere contemporaneamente a un sit-in anti-degrado alla raccolta straordinaria dell’AMA a interventi di pulizia e sfalcio che raccolgono quintali di immondizia (come si sono accumulati??) e a gruppi di cittadini auto-organizzati muniti di sacchi e guanti per raccogliere rifiuti di ogni tipo.
Non è normale, è surreale.
Com’è surreale una piazza piena di pattuglie ma vuota di tutto il resto: dove sono le persone che dovrebbero viverla? E dove sono finite quelle che ci stavano? Che fine fa la Comunità?

La “tolleranza zero” è un fallimento politico e sociale


Non solo i dati di Amnesty International mostrano gli impatti negativi diretti delle politiche repressive – aumenti della violenza, denunce per abusi e vittime civili durante le operazioni di ordine pubblico – ma anche la letteratura scientifica rileva come strategie basate sull’uso della forza possano erodere la fiducia delle Comunità. Studi empirici dimostrano che la percezione di ingiustizia e aggressività nelle interazioni con le forze dell’ordine riduce la cooperazione dei cittadini con la polizia, indebolendo la capacità di prevenire e gestire la criminalità in modo efficace.
Nel dibattito internazionale sulle politiche di sicurezza urbana emerge chiaramente che solo un approccio basato su legittimità, giustizia procedurale e coinvolgimento comunitario favorisce la fiducia, la cooperazione e quindi la sicurezza reale.
Quanto accade negli Stati Uniti, con l’impiego delle forze speciali dell’ICE contro i migranti, è un’ulteriore manifestazione di una logica che non garantisce sicurezza, ma semina paura, divisione e ingiustizia.
Noi non accettiamo questa logica.
Vogliamo politiche di sicurezza fondate sulla legge, sul rispetto dei diritti umani e sulla legittimità democratica: la sicurezza non si costruisce con la repressione, ma con giustizia sociale, servizi pubblici efficaci e istituzioni responsabili.

Criminalizzare indiscriminatamente è un reato contro l’Umanità


Assistiamo per l’ennesima volta alla retorica di chi fa di tutta l’erba un fascio. Chi conosce la biodiversità naturale sa che esistono migliaia di erbe buone, edibili e utilizzabili per ogni tipo di cura: sono numericamente di più delle erbacce. La biodiversità è complessa così come la diversità umana. E va rispettata e considerata attentamente perché è una ricchezza per il singolo e per la collettività. La povertà, la marginalità, la dipendenza da droghe, alcool, gioco d’azzardo, la sfortuna, la disgrazia, il disagio mentale non sono destini ma dimensioni crescenti nel nostro tempo e se pensiamo di risolverli come problemi di ordine pubblico non solo sbagliamo, ma commettiamo un delitto. Un delitto contro l’Umanità in senso lato. Un’azione sistemica unidimensionale causerebbe uno sradicamento profondo e definitivo dei nostri valori umani più profondi: la relazione, la solidarietà, la propensione ad aiutare il prossimo, il riconoscimento di se stessi nell’altro e attraverso l’altro. Un eccidio, un suicidio.

Vogliamo tutto


VOGLIAMO che il nostro territorio e la nostra Città siano sicuri e puliti, prima di tutto;
VOGLIAMO che gli spazi abbandonati, a partire da quelli pubblici, siano riqualificati e messi a disposizione per dare una casa a chi non ce l’ha perché nessuno deve vivere per strada.
VOGLIAMO che non ci si debba aggrappare a un’occupazione per avere un tetto sulla testa e un po’ di umanità; spazi per incontrarci e chiacchierare, fare cultura, sport, calcio e basket, per giocare, per aiutare chi ha bisogno.
VOGLIAMO che i parchi siano sempre fruibili, belli e pieni di alberi e fiori; che le fontane e i nasoni gettino acqua generosa.
VOGLIAMO un quartiere con i negozi e le botteghe di prossimità, gli alimentari, i fiorai, i calzolai, i sarti, i forni, i giornalai, come nei libri dei bambinI.
VOGLIAMO le strade scolastiche davanti alle scuole, dove i bambini e le bambine possano correre in totale sicurezza, con panchine, attrezzature e verde.
VOGLIAMO lampioni e luci che funzionino tutt’intorno, tombini che non si allaghino e strade non dissestate.
VOGLIAMO un mercato come quelli di Copenaghen, Barcellona, Parigi, Londra, Testaccio e San Teodoro, che dialoghino con il territorio circostante in uno scambio aperto, allegro e vivace, dove le norme di igiene e sicurezza alimentare siano osservate perché è scontato e dove la cultura del cibo passi di banco in banco e arrivi su tavolate conviviali, dove non ci sia spreco ma recupero.

VOGLIAMO essere una Comunità che vive il suo quartiere nel migliore dei modi.

Piazza Pepe è il Mondo. Aperto


Questa piccola piazza diventa ora il simbolo di un modo di “fare la Città”. Un modo giusto. Abbiamo acceso una luce su questo spazio – l’ha accesa il Polo Civico Esquilino, non altri – per dire che la piazza deve essere un luogo vivo, attraversato, vissuto. Vogliamo che la nostra Comunità esquilina se ne riappropri, che ci sia gente, non videocamere o cancelli, non zone rosse o ronde, che come hanno dimostrato questi mesi non servono a nulla: i cancelli stanno a piazza Dante, a piazza Vittorio, e via dicendo e chi grida “alla sicurezza e al decoro” non si riferisce forse anche a questi spazi?

Il Polo Civico Esquilino nell’ultimo anno ha realizzato oltre 200 iniziative e incontri, tra la propria sede e piazza Pepe, la stragrande parte delle volte contando sulla generosità e sul tempo messo a disposizione da VOLONTARI/E che amano questo rione; ha aperto uno sportello di ascolto e un tavolo sulle dipendenze; gestisce una sede aperta a tutti e tutte dove si incontrano centinaia di persone e dove ha ospitato dopo-scuola, mostre fotografiche di giovani pieni di speranza, cori, danze, feste, assemblee, riunioni, laboratori, incontri di Comunità non italiane, lezioni aperte, letture e tessiture (di uncinetto sì!), riflessioni su cosa accade nel mondo e nel tempo che viviamo; ha costruito un laboratorio di prossimità che mette in dialogo oltre 200 servizi offerti in questo territorio dalle associazioni socie (48!): dall’accoglienza al supporto psicologico, dal sostegno legale al problema della casa e del lavoro, dalle lezioni di musica alla cooperazione, dal contrasto alla povertà alimentare alla lotta agli sprechi, dai momenti conviviali e comunitari alla cultura, al cinema alla lettura allo sport sociale alla cura del verde. Tutto praticamente GRATIS!

Tutte esperienze che continueranno e che faremo convergere nella costruzione di un Piano di quartiere, evidenziando le azioni che servono a risolvere le criticità in modo costruttivo. Come siamo abituati a fare. In concreto.

Non ci sono soluzioni semplici ai problemi che viviamo.
Bisogna partire dal basso, dalla partecipazione e dal coinvolgimento quotidiano, costante, strutturato di chi vive qui e sogna un altro mondo possibile e necessario.

Se si vuole cambiare l’Esquilino davvero, si deve fare insieme. Non con la rabbia, la paura, l’egoismo, la protervia. Ma con molto amore .

Per parlare ancora di tutto questo ci vediamo in Assemblea il 30 gennaio, alle 17,30 nel nuovo Urban Center Metropolitano.

Vi aspettiamo, tutti e tutte. Il Polo è aperto.

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