Una città che si-cura: il Polo Civico come pratica politica dell’Esquilino

Un territorio militarizzato, dove sono arrivati anche i blindati d’assalto Puma dell’esercito. È questa la città che vogliamo? È questo lo spazio pubblico che vogliamo abitare? 

Con queste domande si è aperta la prima assemblea dell’anno del Polo Civico Esquilino all’Urban Center Metropolitano, un’assemblea partecipatissima, con oltre 80 presenze, che ha accolto tre nuovi soci, portando il numero delle realtà aderenti al Polo a 48. Con un segnale importante: entra la Libreria Rotondi, la storica libreria del Rione, la prima realtà profit che si associa al Polo, a testimoniare che solo uniti, insieme tra diversi nell’amore per questo territorio, si può cambiare davvero. 

Solo insieme, solo se siamo uniti nelle pratiche, non solo nel nostro agire quotidiano dentro i nostri singoli spazi, ma mettendo a fattor comune teste cuori e mani, nelle strade e nelle piazze, possiamo rispondere in modo efficace alla progressiva militarizzazione degli spazi e del quotidiano a cui assistiamo nelle ultime settimane. Alla retorica dell’emergenza perfettamente abbinata alla sicurezza muscolare. Come abbiamo fatto a Piazza Pepe, costruendo una presenza costante con più di 90 iniziative e attività culturali e sociali nel 2025 che hannoacceso un faro su questo spazio di cui ci siamo riappropriati. 

Ci sono fenomeni criminali a cui devono rispondere le forze dell’ordine e la sicurezza è un diritto costituzionale che va garantito in via ordinaria. Lo abbiamo sempre detto, dovrebbe essere normale. Ma perché oggi arriviamo a questo? Perché le stazioni sono presidiate da carri armati, perché i nostri parchi sono attraversati da squadre di militari che imbracciano mitra, perché le nostre piazze sono occupate da camionette e blindati? 

Perché i fenomeni che attraversano questo Rione e questa città sono complessi: si chiamano povertà, marginalità sociale, dipendenze, si chiamano malattia, privazione di casa di cibo di cura. E allora noi lo sappiamo cosa serve a questo Rione e a questa città: serve l’educazione, serve la prevenzione, serve la mediazione sociale, serve l’accoglienza. Serve la cura. Perché una città sicura è una città che SI-CURA, come diceva sempre il nostro amico Leonardo Carocci. Solo così si costruisce una sicurezza sociale diffusa e duratura, quotidiana e reale.

A questo Rione e a questa Città serve un piano sociale organico, serio che affronti la questione casa, la questione dipendenze, la questione povertà, la questione salute. La solitudine e la paura. 

Serve che la strada di via Bixio sia definitivamente resa una strada scolastica per i bambini e le bambine, con arredi e verde, mentre da anni è abbandonata sulle spalle dell’Associazione Genitori Di Donato; 

Serve trovare una soluzione per SpinTime che è sotto minaccia di sgombero senza una prospettiva certa;

Serve sostenere la Casa dei Diritti Sociali che fa un lavoro enorme e insostituibile;

Serve che siano rimesse le porte da calcio per far giocare i bambini al parco di Carlo Felice dove sono state tolte pochi giorni fa;

Serve realizzare quel progetto che abbiamo immaginato con la partecipazione di tutti per piazza Pepe e che tarda ad arrivare e insieme a quello serve un progetto sociale per dare risposte a chi non le ha.

Serve intervenire sugli affitti brevi, sulla desertificazione commerciale, sulla cura del verde, sulla speculazione.   

Serve fare tutte queste cose e altre ancora e non possiamo né vogliamo farle da soli, anche se facciamo già tantissimo. Dobbiamo farle stando insieme e pretendendo insieme che l’Amministrazione le faccia con noi. Alcune cose si stanno facendo e va riconosciuto: il riordino del mercato con dentro i servizi anagrafici, il piano del commercio, l’adozione dei parchi, lo stanziamento per la riqualificazione di piazza Pepe. Ma non basta. Bisogna realizzarle e realizzarle con la partecipazione di chi il territorio lo vive e bisogna ascoltare di cosa il territorio ha ancora bisogno. 

Dobbiamo continuare a chiedere risposte e investimenti nel sociale. Il Polo deve diventare sempre più una pratica politica comune, solo così, solo praticando insieme questa bellissimo progetto che è il Polo civico possiamo cambiare davvero l’Esquilino.

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