Il Polo Civico Esquilino ha partecipato sabato scorso a “De Core”, promosso da Nonna Roma, insieme a un’ampia rete di realtà cittadine impegnate sui temi del diritto all’abitare, della trasformazione urbana, della privatizzazione degli spazi, della desertificazione commerciale e dell’impatto sempre più aggressivo degli affitti brevi sulla vita dei quartieri.
Un confronto necessario. Perché oggi parlare di casa significa parlare di città. Di chi vuole ancora viverla, attraversarla, costruirvi relazioni sociali e attività economiche sane. E significa anche interrogarsi su chi invece viene progressivamente escluso.
L’Esquilino è uno dei laboratori più attivi su queste trasformazioni. Affitti sempre più alti, appartamenti convertiti in BnB e case vacanza, interi edifici sottratti alla residenza stabile, investimenti immobiliari che cambiano rapidamente il volto del rione e schiacciano la Comunità. Nel frattempo, il commercio di prossimità arretra: artigiani, botteghe storiche e attività radicate vengono sostituite da negozi turistici di bassa qualità, attività usa-e-getta, economie temporanee ed estrattive pensate più per il consumo veloce che per la vita quotidiana di chi abita il territorio.
È una desertificazione che non riguarda solo il commercio. È sociale, culturale, relazionale.

Quando un quartiere perde residenti, perde anche memoria, reti di solidarietà, capacità di organizzarsi. Perde pezzi di città viva e diventa scenario. Una città-vetrina dove tutto è orientato al turismo, ma sempre meno alle persone che quella città la tengono in piedi ogni giorno.
Per questo il tema degli affitti brevi non può più essere trattato come una semplice dinamica di mercato. È una questione pubblica e politica. Riguarda il diritto alla casa, ma anche il diritto alla città.
Negli ultimi giorni il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, rispondendo alle mobilitazioni cittadine sul tema, ha sostenuto che per regolamentare gli affitti brevi serve una riforma dei poteri di Roma Capitale. Ma non è così.
La legge regionale 8/2022 e la riforma delle NTA mettono già oggi a disposizione strumenti che consentirebbero al Comune di intervenire. E più volte l’Assemblea Capitolina ha espresso indirizzi politici in questa direzione. Dopo la sentenza del Tar sul caso di Firenze, la possibilità di usare questi strumenti è stata resa ancora più chiara.
La domanda è: cosa si aspetta a intervenire?
Perché mentre si continua a rinviare, Roma cambia velocemente. E rischia di trasformarsi sempre di più in un enorme Airbnb diffuso, dove abitare stabilmente diventa un privilegio e non più un diritto.
Serve un intervento chiaro: una regolamentazione degli affitti brevi, strumenti contro la desertificazione commerciale, politiche che difendano la residenza stabile e il tessuto sociale dei quartieri. Serve il coraggio di dire che non tutto può essere lasciato alla rendita.
Come Polo Civico Esquilino continuiamo a lavorare su questi temi insieme alle tante associazioni, realtà sociali e cittadine che attraversano il quartiere e la città. Perché difendere il diritto all’abitare significa difendere la possibilità stessa di avere quartieri vivi, accessibili, plurali.
Difendiamo un’idea di città che ascolti i bisogni reali di chi la vive ogni giorno, non soltanto gli interessi della rendita e della speculazione. È anche il senso del percorso partecipato che stiamo portando avanti sul “Dente Cariato”: immaginare uno spazio aperto alla città, accessibile, capace di produrre valore sociale, servizi, relazioni e opportunità per il quartiere, invece dell’ennesima operazione scollegata dalle esigenze dei residenti. Perché il futuro di Roma si costruisce insieme ai territori, non sopra le loro teste.
Roma, adesso, batta un colpo.
