La mozione del consiglio municipale sul quadrante Piazza Pepe–Mercato–Via Giolitti rappresenta un importante riconoscimento della necessità d’intervenire in modo unitario su un’area centrale e complessa del rione Esquilino. È positivo che oggi si assuma finalmente la necessità di una visione integrata del quadrante, obiettivo che il Polo Civico Esquilino persegue da oltre un anno e mezzo.
Tuttavia la mozione suscita delusione e disagio, sollevando questioni di metodo e sostanza che vanno affrontate.
Nella sostanza, preoccupa che nella mozione prevalga una narrazione fondata sulle categorie del degrado, della sicurezza e del controllo: microcriminalità, videosorveglianza, commercio non regolato, occupazione abusiva. Si tralascia che l’Esquilino non vive solo un problema di ordine pubblico: vive una crisi sociale profonda fatta di marginalità, fragilità, solitudine urbana, impoverimento delle reti di prossimità, difficoltà abitative, sofferenza psichica. Le 52 associazioni del Polo lavorano ogni giorno su questo: costruzione di legami, mediazione, presidio civico, supporto alle fragilità. E’ questo che produce sicurezza reale e duratura, se messo a sistema, non bastano telecamere e cancelli.
Nel metodo, abbiamo letto il testo con delusione: in 18 mesi il Polo con le 52 associazioni che lo compongono ha costruito un processo partecipativo reale, “gomito a gomito” con l’Amministrazione capitolina e Municipale: oltre 1.200 questionari su Piazza Pepe, decine di assemblee e incontri pubblici, progettazione condivisa con il Sindaco Gualtieri, la Presidente Bonaccorsi, gli assessori e gli uffici competenti; un metodo che riguarda anche Mercato, Apollo, tram/rambla Giolitti e ora “Dente Cariato”.
La mozione chiede di presentare un masterplan “a tutti i comitati del Rione nessuno escluso” come se si partisse da zero. Esiste il rischio che 18 mesi di lavoro vengano trattati come equivalenti a istanze settoriali o posizioni che chiedono “addirittura la chiusura del mercato”. Il punto non è chi siede al tavolo, ma con quale metodo.
Infine il fatto che una visione tanto riduttiva sia il minimo comun denominatore di una convergenza tra culture politiche tradizionalmente molto distanti suscita un sincero disagio. Una convergenza attorno a un modello di governo urbano fortemente istituzionale e verticale, nel quale il protagonismo civico e l’autonomia dei corpi intermedi territoriali faticano a essere riconosciuti pienamente. La sensazione è che si continui a considerare il territorio come oggetto d’intervento più che come soggetto di produzione di “città”.
La rigenerazione non può essere solo operazione urbanistica o di decoro. Serve rafforzare il tessuto sociale, valorizzare i corpi intermedi vivi e radicati, costruire convivenza. Serve un modello più giusto, aperto e inclusivo. Senza questo, non c’è rigenerazione duratura, ma solo amministrazione dello spazio.
Il Polo Civico Esquilino rappresenta una rete di partecipazione e costruzione collettiva, riconosciuta da apposito regolamento comunale, che ha prodotto progettazione concreta, mediazione sociale e presidio civico. E continuerà il suo lavoro per il rione e per la città. Ma chiede che il processo partecipativo avviato venga riconosciuto come patrimonio da valorizzare e ampliare e che la politica tutta, insieme alle istituzioni e a tutte le realtà del territorio, scelga di confrontarsi davvero su questo terreno. Come hanno fatto finora il Campidoglio e il Primo Municipio.
Da questa scelta dipende quale idea di partecipazione e di città vogliamo costruire.
Mozione – Piano di riqualificazione integrata di Piazza Pepe, del Mercato Esquilino e di Via Giolitti – Rilancio del quadrante Esquilino
