Quando una comunità viene divisa, non si interrompono soltanto i legami abitativi. Si rischiano di spezzare anche quelli educativi, scolastici, sportivi, affettivi: tutte quelle relazioni quotidiane che, soprattutto per bambine, bambini e adolescenti, costruiscono stabilità e senso di appartenenza.
È anche per questo che, dopo l’emergenza che ha coinvolto le oltre 350 persone che vivevano a Spin Time, la rete territoriale del Polo Civico Esquilino si è attivata immediatamente per costruire una risposta capace di tenere insieme ciò che rischiava di essere disperso.
Il progetto Casa Esquilino, risposta territoriale all’emergenza, nasce con questo obiettivo: affiancare alla ricerca di soluzioni alloggiative di prossimità il potenziamento delle attività ricreative, sociali e di sostegno, offrendo ai minori luoghi accoglienti e soprattutto la possibilità di mantenere i legami di comunità.
Il Centro estivo della scuola Di Donato è tornato a essere, in queste settimane, uno dei luoghi centrali di questa rete.

«Il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di seguire i bambini passo passo, fin dall’inizio dell’emergenza», raccontano Elena e Cosimo, della comunità educante di Spin Time e del doposcuola della Di Donato. «Prima vivevano tutti insieme, ora sono stati collocati in posti diversi. Speriamo che si possa continuare a garantire questi spazi, perché sono importantissimi per dare stabilità ai bambini e continuità al rapporto tra volontari, operatori e bambini».
Il Centro estivo, proprio per rispondere a questa necessità, è stato anticipato. La Di Donato è rimasta aperta dalle 9 alle 20, grazie a un sistema di turnazioni di volontari e operatori, arrivando ad accogliere quotidianamente oltre 50 bambini e bambine.
«Questi sono spazi fondamentali per creare comunità, offrire servizi al territorio e sostenere le famiglie, che contano molto su questo supporto», spiegano Elena e Cosimo. «Questo è un esempio di welfare dal basso: è questo quello che stiamo facendo, dalla comunità per la comunità».
Attorno alla scuola si è ricomposta una rete ampia: Associazione Genitori Scuola di Donato, Scuola Popolare di Spin Time, Esquilino Basket, Esquilino FC, Psicologi in Ascolto, MaTeMù, Stalker, Mediterranea, Sentieri verso l’Altro, Anpi Esquilino, Un Ponte Per, che fanno parte della rete territoriale del Polo Civico Esquilino.
Una rete che non si limita a organizzare attività, ma osserva, accompagna, intercetta bisogni e prova a costruire risposte.
Una scuola da non perdere
A Spin Time vivevano circa 350 persone, tra cui 90 bambini e bambine. Di questi, la gran parte frequenta la scuola Di Donato, dall’infanzia alla terza media.

È un dato che racconta la profondità dei legami costruiti nel rione, ma anche ciò che oggi rischia di essere disperso.
La dispersione scolastica era allo 0% a Spin Time. Un risultato particolarmente significativo se confrontato con il dato della dispersione scolastica nella città di Roma, che si attesta al 10,7%.
Per questo oggi la continuità scolastica non può essere considerata un elemento secondario della risposta all’emergenza.
L’obiettivo della rete è chiaro: tutti i 90 minori che frequentano la Di Donato devono poter continuare a frequentare la Di Donato.
«Stiamo lavorando insieme al Comune e al Polo Civico proprio per evitare che ci sia dispersione scolastica», racconta Margherita Gentile, presidente dell’Associazione Genitori della Di Donato. «Il nostro obiettivo è che tutti i bambini che andavano alla Di Donato continuino a venire qui».
L’Associazione Genitori si è attivata fin dalle prime ore dell’emergenza, ancora prima della riapertura della scuola, per mantenere i contatti con le famiglie della comunità e aprire il cortile della Di Donato.
«Volevamo che i bambini avessero un luogo di riferimento, un posto dove ritrovare serenità, anche per allontanarsi dal presidio e da una situazione emergenziale che per loro era diventata la quotidianità», spiega Margherita.
Fondamentale è stato anche il lavoro della comunità delle mamme e dei rappresentanti di classe, che hanno permesso di mantenere attivi i contatti tra le famiglie.
Dal 24 agosto la rete si è ulteriormente attivata per affrontare la fase della ripresa della scuola e, parallelamente, per contribuire alla ricerca di soluzioni abitative che permettano alle famiglie di restare vicine al proprio territorio.
Perché abitare lontano significa anche rischiare di perdere la scuola, gli amici, lo sport, gli educatori, i luoghi conosciuti.
E oggi sono 10 i nuclei familiari più fragili che sono stati ricollocati fuori dal Raccordo.
«Tornano qui perché questo è un luogo protetto»
Lo racconta bene anche il lavoro dell’Esquilino FC.
«Il campo di calcio è uno spazio che conoscono, a cui sono abituati», racconta il mister Giovanni Castagno. «È essenziale continuare a garantire loro un ambiente familiare, quasi domestico, dove possano ritrovare benessere».

Oggi alcuni ragazzi che vivevano insieme a Spin Time arrivano al campo da quartieri molto lontani.
«Ci sono una decina di ragazzi che vengono da fuori zona perché sono stati dislocati: chi al Divino Amore, chi a Magliana, chi a San Pietro. Vengono a giocare a calcio e a fare attività, sia adolescenti che bambini, spesso accompagnati dalle loro famiglie».
Sono ragazzi che percorrono anche molti chilometri per tornare in un luogo che conoscono.
«Vengono perché qui ritrovano una situazione protetta. Ritornano qui perché ritrovano le loro relazioni».
È proprio da qui che nasce l’appello della rete: riavvicinare le famiglie al territorio e impedire che la distanza fisica diventi dispersione sociale, educativa e scolastica.
Se una bambina vive a decine di chilometri dalla scuola che frequentava, se un adolescente deve attraversare Roma per tornare al campo dove giocava con i suoi amici, la questione abitativa diventa inevitabilmente anche una questione educativa.
Per questo la prossimità non è un dettaglio. È parte della soluzione.
Prendersi cura anche delle ferite invisibili
L’emergenza non riguarda però soltanto la casa e la scuola. Ci sono anche le conseguenze psicologiche di una situazione che ha prodotto improvvisamente precarietà, separazioni e incertezza.
Antonio Alcaro (Toni) di Psicologi in Ascolto racconta il lavoro che la rete sta costruendo per garantire continuità al supporto psicologico.
«È importante garantire continuità al supporto psicologico. Quello che è successo investe tanti aspetti e servono spazi di dialogo, ma anche prese in carico delle situazioni più significative».
L’esperienza dell’emergenza, inoltre, può riattivare traumi precedenti.

Per questo Psicologi in Ascolto sta progettando due diverse azioni: da una parte un servizio di ascolto più strutturato, che possa ampliare il lavoro già svolto al Polo Civico Esquilino e intercettare anche le richieste provenienti dalla comunità di Spin Time; dall’altra un percorso di ascolto di gruppo rivolto agli adolescenti, ma anche ai volontari e agli attivisti che in queste settimane hanno seguito da vicino l’emergenza.
«Non dobbiamo dimenticare anche chi si è preso cura degli altri», sottolinea Toni, richiamando il rischio di burnout per chi è stato impegnato in prima linea.
Anche al centro estivo gli operatori sono in osservazione costante: non per fare diagnosi, ma per intercettare eventuali situazioni di fragilità e mettere in comunicazione le diverse realtà della rete.
È questo il senso del lavoro comunitario: nessuno vede tutto da solo, ma insieme si possono riconoscere i bisogni e costruire risposte.
Non disperdere una comunità
«C’è un vuoto gigantesco nel rione senza Spin Time», osservano Elena e Cosimo.
«Che cosa farà la cittadinanza per esprimere tutto quello che è stato Spin Time?».
È dentro questo vuoto che la rete del Polo Civico Esquilino, insieme alla comunità educante, sta cercando di costruire e garantire una rete di protezione, per evitare che l’emergenza si traduca in una dispersione dei legami, delle relazioni e dei percorsi educativi costruiti nel territorio.
Casa Esquilino nasce anche per questo: perché una risposta all’emergenza non può limitarsi a trovare un posto dove dormire, ma deve permettere alle persone di restare dentro le proprie relazioni.
Per questo rilanciamo un appello forte: le famiglie che sono state ricollocate lontano devono poter tornare vicino al territorio. Non è soltanto una questione di comodità. È una questione di diritti e di tutela dei bambini.
Oggi, il rischio è che quella rete venga spezzata. Non possiamo permettere che l’emergenza abitativa si trasformi anche in dispersione scolastica e sociale.
Riavvicinare le famiglie significa permettere ai bambini di tornare a scuola, ritrovare gli amici, gli educatori, lo sport e quei luoghi che conoscono e nei quali si sentono al sicuro. Significa anche dare loro il tempo e gli strumenti per elaborare quello che hanno vissuto.
«Una volta finita l’emergenza sarà importante rielaborare questa esperienza», ricorda Margherita. «I bambini devono avere la possibilità di raccontare quello che hanno vissuto e trasformarlo».
Casa Esquilino è questo: impedire che una comunità venga dispersa. Per questo chiediamo che le soluzioni abitative vengano trovate vicino al territorio o in zone da cui sia facile raggiungerlo, perché nessun bambino debba perdere, insieme alla propria casa, anche la propria scuola, i propri legami e la propria comunità.
Casa Esquilino è un progetto di accoglienza diffusa e solidale, sostenuto dal Comune di Roma, che prevede un rimborso spese per l’ospitalità. Il periodo indicativo di ospitalità è di 60 giorni, eventualmente prorogabili.
Se vuoi offrire ospitalità, scrivici a info@polocivicoesquilino.it.
Contribuisci anche tu alla costruzione di una città veramente solidale!
L’intervento si inquadra nell’ambito dell’Ordinanza del Sindaco di Roma Capitale n. 109 del 07/08/2026 ed è finanziato da Roma Capitale — Dipartimento Politiche Sociali e Salute.
